ra dis sfacelo che purfica e riti quotidiani di non pensiero.
ra dis che dice cose e casa è ovunque lo spirito si ricongiunge al corpo.
ra dis ha smesso di sognare con la plastica e preferisce incubi reali a sogni in poliestere.
ra dis però continua ad elencare luoghi e situazioni e avvenimenti seguiti da rimandi impliciti e non poco ermetici alla fatica sacrosanta di cambiare.
ra dis ha in mente d'esserci.
così.
e ramon
ramon e
e
ramon.
ramon e ramon. ramon e
e ramon ramon ra e mon.
era mon. mon ra e. e roman e nomar e ramon.
e on ramon ram ne on.
ramon? ramon? sei già sveglio? e cosa è successo? e come mai?
domanda utile. sto come mai. ho solo smesso di fare. e ora? è ora?
ramon lo stile cambia come cambiano abitutudini coatte e compulsive?
bastava poco, e questo lo sapeva Ramon, bastava veramente poco. Ma a capirle prima certe cose... non esisterebbero i romanzieri né i poeti. E Ramon era un'altra persona. Certamente non in senso metaforico e anche il mondo, era un altro mondo. Ramon sono io. Ma io non sono Ramon. E io chi sono? Chi è Ramon per me e io per Ramon. Ecuba per lui, e lui per Ecuba, che debba sbattermi tanto?
ramon considerò la situazione da vari punti di vista e sotto diverse angolazioni. ramon aveva di nuovo sonno. ramon cominciava a barcollare e non c'era più una ragione valida per continuarne a scrivere. ramon che aveva iniziato a vivere per tamponare la falla di un immaginario scafo sulla rotta incognita nel mare gelido del pack. ramon prosastico. ramon iconoclasta. ramon realista.
ramon che sublimava nella finta storia di ragazze la mia reale condizione.
ramon gli scrivevo la vita per raccontarmela meglio e che spesso mi rimandava alle scene di moby dick.
la balena bianca, la lotta con le forze demoniache che stanno dentro noi e che filtrano in maniera insolita e distorta il naturale evolversi del mondo, in cui pilastri come pali della luce o alberi che, diramando ragnantele come notizie estetiche e intermittenti abbracciano viali lunghi e stretti, sotto cupole che il mio pensiero ama, oltre ogni limite e misura, la balena bianca e l'armadio degli scheletri che la coscienza serra oltre un muro di cartongesso sporco. è così che passa la notte e trascorrono trasecolando i musici anonimi mentre vibrano silenzi in sinfonie parenti della logica. ed è chiaro e volutamente oscuro, e scrivo come una passeggiata informe aldilà del finestrino in treno se ci capita di girare il capo dalla pagina di un libro al paesaggio fuori al passeggio dentro lungo il corridoio di viaggiatori e roller ai visi che ho di fronte e a lato.
ramon non è che sia in sintonia col mondo e il fatto che ne parli mi disarma. allo stesso modo, immagino, è disarmante un clown che voglia convincerci di una pur banale verità, nonostante l'indubbia ragionevolezza, in fondo, che si cela nei discorsi dei pazzi e degli ubriachi e, se vuoi, anche dei clown, nei loro slanci elastici e mutevoli nel territorio immenso della mente. il miglior custode è il ladro, o giù di lì, mi pare lo dicesse nella sua Repubblica, Platone, grandi spalle significa, e Platone aveva delle grandi spalle. il miglior logico è un folle, sì, capisco, retorica ma a capire bene l'abisso ce ne vuole e non è che uno ne può parlare per sentito dire, assolutamente, il moralismo è la peggiore arma che l'ignoranza inocula in sistemi umani e instabili come virus, come niente.
ma perché continuare ad annoiare...
mi piacerebbe che foste voi a desiderare di leggere, una volta tanto, alcuni di voi già lo fanno, piuttosto che desiderare di scrivere, alcuni dei me già lo fanno.
d'accordo????!!!!!! urlava vanna marchi imbonendo frequenze semi-pubbliche intasandole di privazione e indigenze. e ramon ne sorrideva.
ramon ne sorrideva, sì, sì, bravo ramon, te sì che sei proprio un furbo. eh sì, cinguettano gli uccelli e le palpebre ondeggiano, vai a letto, ramon. ti aspetto, fatti trovare, puntuale, ti prego, per una volta almeno, nel sogno numero due, non come de andrè, che non sei un impiegato.
'notte, ramon.
ramon nel sole ha riflettuto immensi accecamenti e la musica sembrava un paraocchi onirico.
ramon quando sta male e sente il freddo trapanargli il corpo e l'epidermide si scioglie come cera.
ramon ha vinto poche volte le scommesse sui cavalli immaginari nel circuito viscerale dell'inconscio.
ramon quella mattina si scosse tardi via dal letto dopo una nottata insonne e immemore di incubo.
ramon rabbrividì sporgendosi dall'incavo del braccio fissando le ombre sul soffitto come barbagli sul fondale sabbioso del mare.
ramon vedeva ragnatele agli angoli in alto nella stanza come intrecci vibranti di luce sulla sabbia sotto il cristallo del mare.
ramon se avesse scritto il mare che spesso rende dolce la compagnia crudele del silenzio nelle giornate cupe ma non ancora fredde di fine autunno.
ramon se avesse scritto il mare che spesso lo faceva diventar poeta in un riparo a ridosso della macchia col quadernetto fermo e contare onde e rime nelle ventose giornate dell'estate d'otranto.
ramon se avesse scritto il mare quando è maggio e la sabbia bianca e indisturbata e l'infinito blu a perdita di fiato fino all'orizzonte trascorso lentamente dalle navi e da ingenui desideri di fuggire.
ramon se avesse scritto il mare quando è freddo e terribili folate di burrasca vaporizzano l'aria intorno quando il corpo quasi inerte della schiuma s'avventa a divorare terre e anime di uomini abbracciate strette al sogno di diventare pesci o gabbiani che corrono inseguiti da voglie innate e universali finché non ci si salva e si ritorna a casa assieme a ricordi scoppiettanti e nostalgie di fuoco che rendono ragione dell'umana immensa casa di desideri e mondi e se avesse scritto il mare ramon nelle stagioni calme della gioventù passata.
ramon sentì suonare e una voce dire sono una cozza aprimi.
ramon era ironico e cronico e quando scriveva lento e male immaginava di essere un bradipodattilo.
ramon aveva pochi capelli e se li asciugava con il microfono.
ramon quando nacque era un neonato.
ramon quella mattina faceva un caldo della madonna e c'era una kappa che soffocava.
ramon la mattina dopo faceva ancora più caldo e c'era un intero alfabeto a caratteri cubitali.
ramon avrebbe fatto il politico perché amava la fantascienza.
ramon avrebbe fatto il ladro se gli italiani fossero ricchi.
ramon era ateo perché credeva fermamente nell'esistenza di Dio e se non ci fosse dio non ci sarebbe stato motivo di negarne l'esistenza.
ramon avrebbe amato essere adulto se fosse stato bambino.
ramon amava la poesia soprattutto quando era lì a farsi scrivere dal mare.
ramon amava la vita e sembrava gli sfuggisse soprattutto quando era lì a farsi.
ramon aiutava i bambini a crescere e gli adulti a non dimenticare di essere stati bambini.
ramon aveva letto tutto john fante e aveva voglia di entrare in una libreria qualunque e mandare tutto all'aria come gesù nel tempio ma non era gesù.
ramon era un'equazione indeterminata.
ramon per par condicio non doveva fare riferimenti politici e doveva fare riferimenti politici.
ramon l'amicizia era sacra e l'amore e la correttezza e l'onestà e la sincerità e l'empatia e la comprensione e la tolleranza.
ramon l'ammiraglio lo mandò via di casa perché i danni materiali contravvenivano al regolamento contrattuale e i danni morali e psicologici erano quisquilie bazzecole e la sensibilità solo polvere su mobili d'epoca.
ramon non gli restava che ridere e pensare che nulla accadde per caso.
ramon non voleva parlare di politica per par condicio ma per rispetto dell'intelligenza umana.
ramon par condicio intendeva parlare e dell'uno e dell'altro polico ma non parlare nè dell'uno nè dell'altro è un'altra cosa è censura è dittatura.
ramon cambiare.
ramon trasformare il piano immaginario.
ramon simultaneamente quello simbolico all'incrocio col reale.
ramon aiutare il fratello al.
ramon cambiare.
piano ramon
piano emily
piano al
perché se avesse voluto salvarsi emily lo avrebbe fatto e anche ramon ora sarebbe salvo.
e poi la vita è più di una o una soltanto o forse no.
un sogno fatto di nuvole che scivolano su un cielo di spiegazioni inutili e magari serve solo stendersi su un prato lungo il fiume e contare.
e poi magari aspettare il bel tempo uscire a farsi un giro girovagare a vuoto dietro un'ombra e perché no sostare immobili in attesa di vedere emily passare.
ramon aveva chiuso il libro e s'accese una sigaretta. ramon guardò in alto il blu e s'accorse che era senza nuvole che scivolano su un cielo di spiegazioni inutili.
ramon allora non credeva che la vita fosse una tante o nessuna e i libri servivano poco a volte.
ramon spense la sigaretta e tornò a casa.
ramon s'avvicinò alla bici e si chinò ad aprire il lucchetto.
ramon e il destino.
ramon pochi minuti dopo e non avrebbe sbattuto il muso contro l'ineluttabile.
emily.
emily finalmente.
emily finalmente felice.
emily finalmente felice ma.
emily finalmente felice ma non.
emily finalmente felice ma non sola.
ramon e il destino. ramon in pochi minuti e al diavolo i libri le metafore le gioie e la pace interiore.
ramon inforcò la bici e corse via fingendo di nulla.
ramon una lacrima timida all'orlo della finestra come gerani pronti a sanguinare balconi.
ramon triste. ramon ed emily era felice e non era sola.
emily.
emily diversa.
emily diversa da come la dipingeva la bottega interiore di ramon.
emily e ramon e il destino e la malattia e le false credenze e le ossessioni.
emily non era pazza. ramon era un acquerello di emozioni contrastanti accanto all'affresco di alti alberi e di bimbi sui loro giochi eterni quando ancora l'aria non soffoca nè costringe più a chiudere i pensieri nell'ovatta dei giubbini.
ramon ramon ramon ridava lustro ad ansie e depressioni.
ramon ramon ramon sulla gondola celeste sul canale che portava dritto dalla notte ai campi interstellari della vita.
ramon ramon ramon che ha vinto nel silenzio la lotta con se stesso e con la morte.
ramon ramon ramon che si ricorda in spagna a salutare gente che beve e che sta bene con gli amici che non ha più il becco di un quattrino.
ramon ramon ramon sui rami come allodola di fiori in campi aperti di rugiada in agosto sulla sabbia all'alba.
ramon ramon ramon e le ragazze del bar e del locale e gertrud.
ramon ramon ramon tabula rasa e tavola bianca resa al proprietario della casa.
ramon ramon ramon è felice e la felicità ha i suoi alti e i suoi bassi.
ramon ramon che se non si lavora si sta male e depressi e arrabbiati.
ramon ramon che a lavorare stanca e si sta male e depressi e arrabbiati.
ramon ramon e l'indecisione e i libri.
ramon ramon e john fante e dostoewskij e baricco e celine e salinger.
ramon ramon e lacan e freud e l'antipsichiatria e la neurobiologia.
ramon ramon e la radio e la poesia e il pianoforte rotto e l'autobus non passa.
ramon ramon e il treno e l'aereo e la spagna a poche ore dietro l'angolo.
ramon ramon e la laurea e il master e il diploma e i corsi e i ricorsi e l'happening e il lavoro nero che beatifica ed assolve dai sensi di colpa.
ramon ramon sti cazzi.
ramon e comprendere gli altri e le anime e il cervello da staccare.
ramon e sentire gli altri e i corpi e la mente da lasciar volare oltre.
ramon e stare calmi nella tranquillità reale dell'amore.
ramon e l'emozione dell'addio e del ritrovo.
ramon e il sesto piano e la normale e la torre e lacan e il sole.
ramon e la biblioteca e il codice infernale e la polvere che corre.
ramon e l'ascensore come in verticale lungo l'orizzonte delle attese.
ramon e le scale come in vecchie stampe del passato con le foto in bianco e nero di famiglie patriarcali.
ramon ramon ramon.
ramon ramon.
ramon.
ramon ha pranzato e ora accende un quarto di sogno che ha fatto stamani.
ramon cervellotico solo perché per fuggire si deve avere mille scuse.
ramon.
e mille giustificazioni e complotti di se stessi contro se stessi per far da paravento all'inferno degli altri. ramon scrisse per sbaglio sartre mentre leggeva baricco ché era incuriosito dallo stile costruito di questo non più giovane holden.
ramon credeva di non riuscire a risolvere i suoi problemi e alcuni erano problemi di poco conto ma altri era più pesanti e già le inezie lo distruggono figuriamoci i drammi essenziali.
ramon e gli abbandoni.
ramon e il senso di responsabilità.
ramon e la scrittura e la vita e la morte.
ramon e la morte in vitro appesa alla cintura nel passante che mantiene in piedi l'anima.
ramon animato da un senso di sconfitta perenne e vittoria sicura con lo stesso riguardo con cui ci abitua al sole e alla pioggia alternati di certe giornate.
ramon e le lunghe giornate di pioggia interiore.
ramon e la squadriglia di pensieri pronti al volo nell'atmosfera densa alla ricerca perenne di un senso. ramon e un minimo segno di via di strada di come fare e dire a sua immagine e somiglianza.
ramon e la coerenza.
ramon che ascolta galassia gutemberg.
ramon, nonostante la sconfitta, ascoltava dispenser.
ramon aveva sentito una fitta interiore che diceva qualcosa di vero, come nei sogni.
ramon studiava le cose della mente e faceva le cose del corpo e della voce.
ramon ascoltava federico bernocchi salutare e con dispenser. blog. rai. it concluse il tragitto di prassi fonica, non senza aver nominato collaboratori e colleghi.
ramon immaginò di poter influenzare lo stato esistenziale degli eventi lontani nello spazio e simultanei.
ramon si divertiva a pensare a cosa potrebbe accadere se ci si potesse trasformare in onde magnetiche.
ramon era convinto che in questo modo si sarebbero evitate molte guerre,
se potessimo scambiare onde magnetiche direttamente senza scambiarsi alcuna parola di troppo,
solo quelle necessarie, senza fraintendimenti e inganni.
ramon andava a cena, mentre ascoltava decanter.
ramon iniziò ed immaginò che emily lo stesse osservando.
ramon vide la gente attendere chi con le mani in mano chi con da bere in mano.
ramon avrebbe disinvoltamente finto di leggere. ramon leggera illusione sui passi del corpo e del destino.
ramon aveva consumato un panino e una heineken nel bar quello nuovo di fronte la stazione.
ramon era velocemente uscito per stare a lungo fuori casa. ramon poi ritorna lentamente e si chiude in stanza.
ramon scrive e ascolta. ramon raccoglie quel poco che la sensibilità ormai può dargli. ramon dal mondo e dentro scruta fuori col naso appiccicato al vetro.
ramon aveva cercato di ammazzare emily. ramon credeva di esserci riuscito ma emily risuscitò dopo tre minuti. ramon stupito ed emily sorride con il tipico sarcasmo degli immortali.
ramon d'altronde ora si poteva spiegare tutto. ramon non ce l'avrebbe fatta a lasciar da parte la rigida stilistica del punto e richiamare al luogo virgole e sospensioni emotive. ramon si chiese il perché.
ramon aveva trovato casa. ramon non sopportava l'ipocrisia e la falsità e i complotti e le invidie e anche la scrittura come autoterapia. ramon saltò via dal confessionale e riprese la falsa riga dei fatti mai avvenuti e ritornare a parlare di emily gli sembrò quanto meno più catartico.
ramon ragionava per assurdo e dimostrava in questo modo vari teoremi esistenziali che argomentavano l'esistenza degli stati affettivi. ramon per assurdo pensò che per liberarsi del nulla che lo abitava bisognava inventare storie sul nulla e racconti sull'inesistente. ramon distingueva il nulla dall'inesistente.
ramon era il nulla. emily era l'inesistente. ramon ed emily erano le incognite simboliche che raggelavano il ragionamento di qualcun altro.
ramon ed emily ce n'erano tanti. ramon ed emily però erano unici. ramon di emily aveva bisogno perché ragionando per assurdo l'uno aveva bisogno dell'altra. ramon era sicuro di questo e di quello e quello era la certezza che anche emily avesse bisogno di ramon perché per assurdo ragionava anche lei sul fatto che l'una avesse bisogno dell'altro.
ramon scivolava così nei tranelli del maschilismo da difesa. ramon impantanato nel chi sono e perché.
ramon preso in giro da una risposta riposta nella domanda stessa che l'aveva ingenerata.
ramon ci stava pensando da un po'.
ramon aveva cercato di contattare emily.
ramon si ripeteva e ogni ripetizione era sempre differente.
ramon era sempre lo stesso viaggio ma le persone e il paesaggio sempre diversi.
ramon ci stava pensando.
ramon voleva sparire.
ramon però non poteva tollerare la sofferenza di chi a lui ci teneva.
ramon credeva di non meritare nulla.
ramon sarebbe sparito casualmente.
ramon scomparso sarebbe stato un incidente.
ramon solo un incidente.
ramon fine.
ramon basta.
ramon stanco.
ramon adulto.
ramon solo un incidente.
ramon traccia(va) segni poco originali e dava perversione ai lati spigolosi della guerra.
ramon avrebbe scritto ad emily una lettera col sigillo onomatopeico e coi sensori e la busta della lettera si sarebbe aperta come le porte meccaniche e le parole avrebbero risuonato come se gli occhi di emily fossero puntine da vinile o laser da cd.
ramon vigliacco a proteggere la pelle con impegno e con retorica crescente.
ramon che avrebbe detto no e poi sì e poi astensione.
ramon che domani non avrebbe svolto il suo dovere.
ramon fissato al trauma del passato.
ramon che si sentiva solo e incompreso e tutti in fondo lo sono.
ramon che magari potrebbe ringraziare il destino.
ramon ragazzino di trentanni apatico e insoddisfatto perché ha tempo di decidere cosa mangiare e non se mangiare.
ramon che non ha più la mancanza strutturale dell'essere e continua a pensare.
ramon che potrebbe stare bene ma continua a farsi male.
ramon cambierebbe tutto ed emily gli ha dato un'ultima possibilità se la smette di farsi male.
ramon non crede di farcela.
ramon ha chiamato emily e la segreteria telefonica gli ha bloccato il respiro.
ramon ha tentato di piangere poi il telefono ha squillato a lungo.
ramon non ha risposto e ha continuato a farsi male.
sorprese ramon ed era sera notte quasi
e spaventò ramon non senza naturalezza
e il sacro ramon lo abbandonò per sempre.
ramon tradiva spesso e spesso stava fermo davanti al quadro surreale contro il doppiofondo del vetro che separava i due piani dell'edificio.
ramon al centro della sala si ferma immobile sulla pedana di mattonelle in vetro che permettono di spiare quello che succede al piano di sotto. ramon spinge l'occhio in basso fino alla pedana in vetro della sala al secondo piano che concede allo stesso modo di spiare sotto al primo piano.
ramon guarda su e s'accorge di non poter scrutare la sala al piano di sopra perché dal soffitto non è possibile traguardare in alto per l'ovvio rispetto nei confronti di gonne e pantaloncini.
ramon si dice che una metà del corpo umano era già dimenticata.
ramon scruta dentro di sé e ripensa ad emily ma è un pensiero breve e affascinante simile ad una scossa di piacere sottile e autoindotto in frammenti microscopici di coscienza.
ramon rimane un attimo fermo.
ramon spera di riuscire un giorno a ritornare a usare interpunzioni e scambi.
ramon ripensò ad emily. ramon si voltò dall'altra parte degli Universali e fumò.
ramon ossessionato da Lacan. ramon in cerca di significanti fallici e significati soggettivi. ramon si gustò l'attesa del ritorno del rimosso cliccando qui.
ramon s'alzò che era sveglio. ramon spesso s'alzava che dormiva e avrebbe dormito ancora.
ramon oggi è la festa degli uomini che hanno rinunciato alla lotta e detto sì! va bene... concilianti o\e rassegnati durante una tremenda più del solito lite coniugale. ramon manicheo e riduttivo nella dualità bene male bianco nero sotto sopra muore come un asino indeciso e vilipeso eppure una Star nella filmografia scolastica del Logos.
ramon s'interruppe. ramon pubblicò in silenzio e andò a controllare il quid dell'asino di buridano.
Giovanni Buridano (1290-1358): filosofo francese, maestro e rettore (1328-1340) presso la facoltà delle arti a Parigi. Esponente del nuovo clima filosofico inaugurato da Ockham, sviluppa la teoria dell’impetus per spiegare in modo soddisfacente il moto dei proietti, estendendola, ancorché in via ipotetica, al moto dei cieli e prospettando così la possibilità di u unico sistema di meccanica per tutta la realtà fisica, di contro alla distinzione fatta da Aristotele e dagli altri maestri medievali dei due sistemi sublunare e superlunare.
ramon rivide l'alba dietro cancelli in fiamme.
ramon rapì le nuvole per farne corpi d'anima e anime di mare.
ramon conosce bene l'amore agli angoli di vite che s'incrociano per caso.
ramon di emily non comprendeva nulla.
ramon della ragazza del locale. ramon che non poteva più fuggire per andare non so dove.
ramon sbadiglia contro i vetri freddi luccicanti della coscienza meno prossima alla morte.
ramon così lo schianto contro l'aria e dentro un suono d'ombra.
ramon racchiuso nella meraviglia vigile del sonno prossimo alle porte.
ramon così ringrazia l'addio per sempre di gertrud il verme.
ramon grecale elettrico.
ramon percuote attimi di voci che poi spariscono assorbite dal vuoto che riempie lo stare ovunque di quest'attimo.
ramon non ha nulla per articolare rabbia. ramon è il significante del suo cordialissimo abbandono.
ramon ricatta l'alba e il giorno vendica quel trauma del distacco non deciso dalla bambola simbolica dell'infanzia.
ramon pensò ad emily ed emily probabilmente forse.
ramon: sciami verticali di pioggia
parabole improvvise capovolte
lampioni intermittenti aerei sibilanti
ramon: trapezio immerso dell'acquario
frammisti fascini distorti opposte vie di fuga e cristalliere al calcio secolare di pomeriggi d'afa momento starnutito d'agrumi e di zanzare rosse.
ramon: radici sotterrano il cuore fino al fondo del finto viaggio fermo in stagnazioni interne lo spazio temporale è una sordida coazione ripetizione ossessiva e sacra simbolizzata in trasfigurazioni e tunnel.
ramon sul bagnato sterrando passi e ritmi deliranti. ramon si mise a piovere e poi si aprì ad ombrello sull'ombra sua ma non del corpo.
ramon aveva visto in alto esplodere l'azzurro e l'orizzonte non eccessivamente gonfio.
ramon tolse via lo sguardo dall'ombrello dopo che ebbe riportato l'occhio a interrogare il tempo.
ramon era sicuro di sapere che l'interrogato al terzo tentativo poteva cedere.
ramon riprese a dire e riprese a fare.
ramon esplose nella portiera laterale sinistra del conducente spento. ramon ne fu colpito. ramon stupì davanti l'occhio spento e il viso stanco dell'uomo aggrappato al volante come un gorilla pappagallo. ramon condizionò il riflesso della palpebra con un pensiero e lesse il verde del semaforo. ramon sfiorò la profondità della parola verde significando un delirio di grandezza proiettato sull'oggetto elettronico che decideva meccaniche di traffico e pedoni. ramon attraversò sbirciando ai lati e penetrando avanti lo spazio intermittente della gente. ramon sognificava allora un metodo veloce di fuga all'evasione. ramon ragionava su come potesse sfuggire alla perdizione. ramon rimuginava sulla speranza di fuggire per sempre l'irrealtà autoindotta delle droghe. ramon era dipendente dall'io.
ramon aveva scritto poco ultimamente e ciò non prometteva nulla di buono.